Anci Toscana ha seguito fin dall’inizio l’iter legislativo che ha portato alla Legge della montagna, contestando i criteri altimetrici e di pendenza che avrebbero determinato la nuova classificazione dei Comuni montani. Anci Toscana ha lavorato molto per rivedere e adeguare i criteri al fine di mitigare l’effetto della prima classificazione e l’impatto si è ridotto, ma rimane l’insoddisfazione per i Comuni esclusi. Il taglio previsto a oggi, che porta alla Toscana una riduzione da 10 milioni a 2/3 milioni di euro, evidenzia l’inadeguatezza delle politiche verso questi territori.
«Una contrazione così drastica non è una riforma, è un disinvestimento – ha detto il coordinatore della
Consulta della montagna di Anci Toscana, Luca Marmo -. Senza risorse non ci sono investimenti, e senza
investimenti i nostri Appennini perdono l’unica chance di rimanere vivi, sicuri e presidiati. Lasciare fuori
Comuni che, pur non raggiungendo determinate quote, hanno un carattere spiccato di internalità, fragilità
demografica, lontananza dai servizi essenziali e una storia di marginalità montana riconosciuta è
inaccettabile. Non si governa la montagna con un righello, ma conoscendone le comunità. Per questi
motivi, condivido l’appello del presidente Giani: il Governo non pubblichi questo decreto. Si riapra un
confronto serio su criteri e risorse».

Scuola di Montagna: concluso il percorso formativo “Fare impresa sociale in montagna”
Grande la soddisfazione espressa da tutti i partecipanti, insieme alla voglia di proseguire e mettere a terra i progetti concepiti

