Testo unico turismo, la proposta di revisione non convince Anci Toscana e Upi

Angiolini: «Criticità mitigate ma non risolte: la nostra proposta è ripristinare la destinazione d’uso residenziale per le strutture​ extralberghiere»

«La proposta di revisione al Testo unico del turismo depotenzia le criticità, ma non le risolve. Condividiamo la proroga proposta e altre modifiche ma rimane il problema di aver inserito, nella legge attualmente in vigore, la destinazione d’uso turistico-ricettiva anche per immobili quali affittacamere, bed and breakfast, residenze d’epoca, attivi da sempre in strutture che hanno le caratteristiche della civile abitazione».  

A dichiararlo è Michele Angiolini, sindaco di Montepulciano e delegato al turismo di Anci Toscana, commentando la proposta di revisione al Testo unico del turismo che ha iniziato l’iter in Consiglio regionale con la presentazione al Consiglio delle Autonomie Locali (Cal) ed in commissione. La proposta di modifica arriva a seguito della sentenza della Corte costituzionale e della richiesta di proroga per l’entrata in vigore del cambio di destinazione d’uso per le strutture extralberghiere avanzata da Anci Toscana e Upi e dagli operatori.

Occorre chiarire che non si tratta degli affitti brevi, che si fanno e si continueranno a fare nel residenziale e che sono il fenomeno da regolamentare. Non è imponendo un cambio di destinazione d’uso da civile abitazione a turistico ricettivo per alcune strutture che si favorisce la residenzialità. Anche se tale obbligo fosse praticabile, l’effetto che si otterrebbe sarebbe esattamente il contrario: molte attività potrebbero trasformarsi in locazioni turistiche brevi (con una drastica riduzione della qualità, del personale impiegato e dei livelli dei servizi). 

Ci sono poi a cascata, per i Comuni, problemi urbanistici e di cassa. «È improprio che si imponga dall’alto di cambiare le destinazioni che sono il frutto di scelte politiche, visione e impegni con la collettività – prosegue Angiolini -, inoltre, cambiando l’accatastamento degli immobili si determina una consistente perdita del gettito IMU: per un Comune costiero di medie dimensioni si stima circa mezzo milione».

Per gli immobili accatastati come A/2, A/3, A/5 (residenza) infatti, l’IMU è introitata interamente dal Comune, con la possibilità dell’applicazione dell’aliquota più alta, cioè 11,4 per mille. Per gli immobili accatastati come D il gettito IMU è invece riservato allo Stato fino al 7,6 per mille e l’aliquota non può superare il 10,6 per mille. Ciò comporta che, sugli immobili “riclassificati” in categoria D, il Comune possa introitare al massimo un 3 per mille.

«A fronte di questo proponiamo semplicemente di ripristinare la destinazione d’uso residenziale per le strutture extralberghiere, come era nella legge precedente, cambiata con un emendamento dell’ultimo momento, mai passato dal CAL; se ciò non fosse praticabile, proponiamo che la nuova norma si applichi solo alle nuove strutture – conclude Michele Angiolini -. Inoltre, sarebbe necessario allargare la platea dei Comuni che possono regolamentare, individuando zone e definendo criteri per le locazioni brevi».

Potrebbe interessarti anche