Digitalizzazione appalti, Anci: “Le nuove norme paralizzano i Comuni”

Lettera all'Anac: serve intervento risolutore e urgente per risolvere le criticità 

Con l’entrata in vigore, il 1 gennaio, dell’obbligo di utilizzo delle piattaforme digitali per l’intero ciclo di tutti gli appalti pubblici, previsto dal nuovo Codice dei contratti, arrivano dai Comuni, soprattutto quelli di piccole dimensioni, segnalazioni di criticità per cui si rende necessario “un intervento risolutore” per rispondere alle “non poche preoccupazioni tra i Comuni in relazione alla complessità degli adempimenti richiesti per l’acquisizione dei CIG e al mancato o non perfetto funzionamento del sistema di interoperabilità tra alcune piattaforme e Anac”. E’ quanto chiede il segretario generale dell’Anci, Veronica Nicotra, in una lettera inviata al presidente dell’Anac Giuseppe Busia (leggi il comunicato Anac).
“Come richiesto da ANCI nei diversi incontri tecnici degli ultimi mesi – rimarca Nicotra – occorreva un’adeguata fase transitoria che consentisse un adeguato test del funzionamento del nuovo sistema, accompagnato da una formazione adeguata di tutti gli operatori coinvolti”. Il segretario generale dell’Anci segnala quindi “con il consueto spirito di collaborazione le principali criticità riportateci dai Comuni che, se non risolte, rischiano di precludere il rispetto dell’immediatezza dell’azione amministrativa degli affidamenti anche per acquisti di beni e servizi di modico valore”.
Nel dettaglio i rilievi riguardano in prima battuta gli affidamenti diretti di valore inferiore a 5 mila euro. Su questo punto l’articolo 1, comma 450 della legge 296 del 2006 aveva esentato gli affidamenti diretti inferiori al citato valore dall’utilizzo di piattaforme, mentre l’articolo 25 del d.lgs 36/2023, cosiddetto nuovo Codice Appalti, prescrive l’utilizzo di una piattaforma telematica per svolgere le procedure di affidamento al 1 gennaio 2024. Considerato tuttavia che il CIG, entro il suddetto importo, serve ai soli fini di tracciabilità, secondo Anci è possibile intervenire per preservare le succitate semplificazioni, almeno in questa prima fase di applicazione, ripristinando la funzionalità dello smart Cig;
Quanto ai tempi di attesa troppo lunghi per l’acquisizione del Cig, sia tramite piattaforme che tramite Mepa, l’Anci segnala come arrivino dai Comuni informazioni su tempi di attesa fino a 5 giorni per il rilascio di un Cig, il che blocca di fatto il lavoro delle stazioni appaltanti anche per interventi urgenti. Da qui la richiesta che il rilascio del Cig sia immediato.
Capitolo iscrizione piattaforme regionali sussidiarie. “Nei territori in cui non ci sono piattaforme regionali attive – nota ancora la lettera del segretario generale dell’Anci – i Comuni si stanno iscrivendo a quelle di altre Regioni, ma in alcuni casi vi sono tempistiche troppo lunghe per accedere all’operatività del sistema, incoerenti con il nuovo quadro sulla digitalizzazione”. Infine l’accesso tramite Spid che secondo l’Anci impedisce la collegialità del lavoro degli uffici, creando gravi problemi organizzativi soprattutto all’interno degli enti di minori dimensioni demografiche.
“Non sfuggirà – conclude Nicotra – che tali criticità investono soprattutto le stazioni appaltanti di minori dimensioni demografiche, che si trovano in estrema difficoltà e stanno impegnando le già esigue risorse umane nel rispetto degli adempimenti di questo nuovo processo. Da qui la richiesta di un intervento risolutore delle questioni riportate”.

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