Norme sulle aree per le rinnovabili, Anci: i Comuni siano coinvolti

Le richieste della Conferenza dei presidenti regionali coordinata da Susanna Cenni

Il sistema dei Comuni torna a far sentire la sua voce sul tema delle aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, dopo la recente sentenza del TAR del Lazio che ha annullato alcuni commi del decreto del Ministero dell’Ambiente. Il punto della situazione è stato fatto durante l’ultima Conferenza dei presidenti delle Anci regionali, coordinata dalla presidente Anci Toscana Susanna Cenni, dove è stata ribadita la posizione dei sindaci: “Riteniamo imprescindibile che il Governo garantisca il pieno coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni e che si possa continuare con un’azione condivisa tra tutti i livelli istituzionali. In Toscana, come in altre regioni, abbiamo fatto un percorso attento, responsabile, condiviso con tutti i Comuni e in costante interlocuzione con la Giunta e il Consiglio regionale, che ha prodotto un testo ampiamente condiviso”.
In questo senso i presidenti regionali condividono e propongono di rafforzare l’obiettivo che si è data Anci nazionale: “portare avanti azioni specifiche, in raccordo con le Regioni, che portino al coinvolgimento dei territori, all’ascolto delle istanze locali e al supporto ai Comuni nella identificazione del proprio ‘potenziale’ rinnovabile installabile, nonché la convocazione del tavolo di monitoraggio del testo unico rinnovabili, al fine di definire le compensazioni territoriali agli enti sede di impianti e interessati da procedure autorizzatorie”.
“E Anci Toscana appoggia con decisione la richiesta rivolta ai ministri Zangrillo e Pichetto per la convocazione urgente del tavolo di monitoraggio del Testo Unico per le autorizzazioni rinnovabili, per attivare le misure compensative territoriali necessarie” sottolinea il direttore Simone Gheri.
A livello regionale, Anci Toscana nei mesi scorsi aveva svolto un importante lavoro di approfondimento e di confronto con la Regione, in vista della nuova legge regionale del settore. “Un lavoro che non deve andare perduto – precisa Gheri – ma che ora deve essere arricchito da chiarimenti necessari a livello nazionale”.
In particolare, come specificato da Anci, “occorrono criteri più stringenti per la classificazione delle aree, valorizzando uniformemente tra le Regioni anche alcune idoneità ex lege, come le aree dismesse industriali da bonificare o fortemente edificate. Serve poi maggiore qualità progettuale e più responsabilità da parte degli operatori. Al contempo dobbiamo rafforzare le amministrazioni locali con risorse che ci consentano di strutturare le funzioni di management dell’energia”.
Una attenzione particolare è necessaria per i Comuni più piccoli, con i territori più esposti all’enorme mole di richiesta di installazione di impianti. L’attuale regime autorizzatorio, basato sul silenzio assenso, non consente una valutazione adeguata delle proposte progettuali con i tempi così ristretti – sottolinea Anci – E’ quindi una norma da rivedere, così come è necessario semplificare ulteriormente le installazioni in aree urbane e sul costruito, rivedendo vincoli oggi inutili e circoscrivendo fortemente in aree agricole e su suolo libero”.

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