Il cambiamento climatico sta correndo. I territori sono sempre più sconvolti da eventi estremi, dalla siccità alle alluvioni; il settore agricolo vede sconvolte prassi e regole secolari. E se le istituzioni, le aziende, i cittadini stessi non cambieranno politiche e comportamenti, sarà troppo tardi. Gli strumenti esistono, le risorse ci sono, ma è necessario un nuovo paradigma, una nuova ‘rivoluzione copernicana’, come l’ha definita la sindaca di Santa Luce Giamila Carli, con un diverso e condiviso approccio verso problemi inediti e inesplorati. E’ questo il vero e proprio grido d’allarme che è venuto oggi dall’evento organizzato da Anci Toscana a Castellina Marittima, dove amministratori, produttori, scienziati, esperti si sono confrontati sul tema del cambiamento climatico ed economia circolare, con la prospettiva di un possibile diverso sviluppo delle filiere agroalimentari. Un evento che rientra nel percorso di “Cibiamo”, il progetto itinerante di Anci Toscana per diffondere e far conoscere le migliori pratiche e le innovazioni nel settore dell’alimentazione e dell’agricoltura.
Un tema particolarmente sentito, quello del cambiamento climatico in agricoltura, come ha dimostrato la massiccia presenza degli amministratori: oltre a Giamila Carli e al ‘padrone di casa’ Alessandro Giari, i primi cittadini di Lajatico Fabio Tedeschi, di Terricciola Matteo Arcenni, di Fauglia Alberto Lenzi, di Cascina Michelangelo Betti, e moltissimi assessori.
In apertura, Claudio Tei del Consorzio Lamma ha sottolineato che “in Toscana non era mai stato osservato un cambiamento così veloce delle temperature, con l’aumento sia di alluvioni che di siccità: questo è un territorio inesplorato anche per noi”. E la testimonianza delle aziende agricole ha confermato come questa tendenza sia un problema che ‘sul campo’ deve essere affrontata quotidianamente, con grandi difficoltà di gestione e costi elevati. Da qui la ricerca di soluzioni, che possono passare anche dai distretti rurali e biologici: realtà concrete, disciplinate da una legge ad hoc e sempre più diffuse in Toscana, che mettendo insieme amministratori, aziende agricole, società civile cercano nuove forme di produzione, distribuzione e valorizzazione dei prodotti agricoli del territorio. Una strada che parte ‘dal basso’ e che si può definire ormai obbligata: visto che, come ha ricordato Slowfood, con l’attuale modello di agricoltura intensiva di massa, entro 50-70 anni il suolo del pianeta non sarà più in grado di produrre niente.
Dal dibattito, che ha visto anche il confronto con le associazioni di categoria Cia, Coldiretti e Confagricoltura, è emersa chiaramente che la consapevolezza dei problemi non basta: serve un impegno condiviso per trovare urgentemente le soluzioni, dove sia ascoltata la voce dei sindaci e dei territori, in un quadro generale che va dalla tutela del suolo alla gestione della filiera agroalimentare.
La registrazione dell’evento sarà pubblicata sulla pagina del sito di ancitoscana: www.ancitoscana/cibiamo


