L’accoglienza si costruisce nei territori, attraverso la capacità dei Comuni di mettere in relazione servizi, opportunità e bisogni delle persone. In Toscana, regione in cui il sistema di accoglienza conta 9.627 persone (7,4% del totale nazionale) e le persone con background migratorio risultano ormai una componente stabile (al 1° gennaio 2025, 433.381 residenti hanno cittadinanza straniera, pari all’11,8% della popolazione), le amministrazioni locali rivestono un ruolo centrale nella governance dell’accoglienza e nella definizione di percorsi d’inclusione che passano da politiche abitative, scuola, salute e lavoro.
Ha preso avvio da Livorno il ciclo di incontri territoriali del percorso di costruzione del “Libro Bianco per una Toscana accogliente, solidale e plurale. Buone pratiche e proposte per l’inclusione delle persone con background migratorio”, promosso dalla Regione Toscana con il supporto di Anci Toscana. La collaborazione con Anci Toscana intende valorizzare il ruolo dei Comuni nella definizione e nell’attuazione delle politiche territoriali, favorendo il raccordo tra gli indirizzi regionali e le esperienze, i bisogni e le proposte che emergono dai territori. La sua messa a punto prende avvio dai dati del Rapporto sull’immigrazione in Toscana 2026, per aprire un confronto con chi costruisce le risposte nei territori e ragionare, insieme a Comuni, istituzioni, servizi e Terzo settore, sull’evoluzione del sistema toscano e sulla capacità di tenere insieme accoglienza, tutela, autonomia, abitare e coesione delle comunità locali.
Il primo appuntamento si è tenuto il 14 ottobre all’Acquario di Livorno con un incontro dedicato a “Accoglienza, Autonomia, Abitare” e quattro tavoli di lavoro sulla governance del sistema dell’accoglienza, sui minori stranieri non accompagnati, sui percorsi di autonomia e presa in carico e del diritto alla casa, che hanno coinvolto amministrazioni locali, istituzioni, servizi territoriali, università, mondo della scuola, realtà del Terzo settore e parti sociali.
«Vogliamo costruire un nuovo Libro Bianco toscano sull’immigrazione, a dieci anni dalla prima edizione, accompagnando il passaggio da un approccio strettamente legato all’accoglienza, a una prospettiva più ampia e integrata, orientata alla reale e compiuta inclusione, alla promozione dell’autonomia e ai processi di coinvolgimento attivo e partecipazione, fino ad arrivare al concetto di cittadinanza – ha spiegato Alessandra Nardini, assessora della Regione Toscana con delega ad accoglienza e immigrazione -. L’obiettivo è valorizzare e diffondere le esperienze maturate in questi anni nei territori toscani, orientare le politiche regionali nel costituire una Toscana sempre più accogliente, solidale e plurale ma anche elaborare proposte e suggerimenti rispetto alla revisione di norme e politiche nazionali ed europee. Crediamo sia fondamentale superare una visione dell’immigrazione come fenomeno emergenziale, riconoscendone invece la portata strutturale, e soprattutto superare le narrazioni strumentali che alimentano paura e discriminazioni. Non parliamo di numeri, ma di persone con un radicamento sempre più profondo. Persone che scelgono i territori toscani per costruire le proprie vite, diventando parte integrante, parte attiva, nella crescita e nello sviluppo della società toscana e che devono poter essere riconosciute come tali».
Tra le questioni centrali del percorso, il ruolo dei Comuni nella governance dell’accoglienza e nella costruzione di risposte integrate ai bisogni delle persone, anche alla luce del nuovo quadro normativo introdotto dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo e delle sue implicazioni per il sistema di accoglienza e per i territori. In Toscana, dove nel 2025 l’81,7% delle presenze nel sistema di accoglienza si concentrava nei CAS e il 18,3% nel SAI, il rafforzamento dell’accoglienza a titolarità degli enti locali rappresenta una prospettiva importante per consolidare un modello fondato sulla programmazione pubblica, sulla collaborazione con il Terzo settore e sull’integrazione con i servizi territoriali.
«I dati raccontano una rete SAI toscana ormai fortemente radicata con 161 Comuni coinvolti, 1.995 posti e un tasso di occupazione del 98,8%, nella quale la titolarità pubblica si combina con il contributo del Terzo settore e con i servizi territoriali – ha dichiarato Susanna Cenni, sindaca di Poggibonsi e presidente di Anci Toscana -. Rafforzare il SAI significa accrescere la capacità dei Comuni di governare l’accoglienza in maniera strutturata, programmata e integrata, mettendo a sistema le risorse presenti nei territori. Ma significa anche andare oltre la dimensione dell’accoglienza, costruendo percorsi di inclusione e partecipazione alla vita delle comunità e facendo sì che il sistema produca effetti sul territorio nel suo complesso. In questo senso i tre nuovi avvisi del Ministero dell’Interno per 3.202 posti SAI (ordinari, per minori stranieri non accompagnati e per persone con disagio mentale o sanitario) rappresentano un’opportunità importante, sia per ampliare la rete ordinaria sia per rispondere a bisogni specifici, a partire dall’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, tema che vede i Comuni direttamente coinvolti nella loro presa in carico e nella costruzione di percorsi di tutela e accompagnamento».
Tra gli altri temi di particolare rilievo, la tutela dei minori stranieri non accompagnati e la continuità dei percorsi di accompagnamento verso l’autonomia, anche nel passaggio alla maggiore età, che chiamano direttamente in causa le responsabilità dei Comuni e il raccordo tra i diversi servizi territoriali. Centrale anche la questione dell’accesso all’abitare, che interessa non soltanto le persone in uscita dai percorsi di accoglienza, ma rappresenta una sfida più ampia per le amministrazioni locali e per le comunità, richiedendo risposte e politiche abitative capaci di affrontare bisogni sempre più diffusi.
«Siamo particolarmente contenti che il percorso del Libro Bianco parta da Livorno e da temi decisivi come accoglienza, autonomia e abitare – ha commentato l’assessore alle politiche per la coesione sociale del Comune di Livorno Andrea Raspanti -. L’accesso alla casa è oggi una delle questioni più difficili non soltanto per le persone con background migratorio, ma per una fascia sempre più ampia della popolazione. Per questo le politiche di inclusione non possono essere costruite separatamente dalle politiche abitative, sociali e del lavoro. La sfida è accompagnare le persone fuori da una condizione di precarietà, costruendo percorsi di autonomia che rafforzino allo stesso tempo la coesione delle nostre comunità».
Quello di Livorno è stato il primo di quattro incontri territoriali dedicati all’ascolto e al confronto tra i soggetti che operano nei diversi ambiti dell’accoglienza e dell’inclusione. Il programma proseguirà il 21 ottobre a Siena, dove si parlerà di salute, accesso ai servizi, diritti e antidiscriminazione, il 5 novembre a Prato con un incontro su formazione e lavoro, il 18 a Pisa su istruzione, nuove generazioni e cittadinanza attiva.


