Anci Toscana e UPI Toscana sono convinte che la Toscana debba accrescere la propria presenza di energia da fonti rinnovabili e contribuire con decisione alla transizione energetica. Una crescita che, però, può e deve essere accompagnata da una programmazione capace di individuare aree dove la realizzazione degli impianti non comprometta il paesaggio, l’attività agricola e le caratteristiche dei territori.
È questa la posizione espressa ieri in audizione in Consiglio regionale sulla disciplina delle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili.
“Occorre innanzitutto utilizzare le aree già urbanizzate e compromesse: quelle industriali, artigianali, commerciali e logistiche, i parcheggi e le superfici già cementificate. Abbiamo spazi per fare crescere le rinnovabili, puntando a non determinare nuovo consumo di suolo. E la scelta dei luoghi deve rimanere affidata agli enti locali, che conoscono i propri territori e devono poter concorrere concretamente alle decisioni, nel solco di quanto indicato anche dal presidente Giani in questi giorni”- dichiara Francesco Limatola, presidente di Upi Toscana.
“Allo stesso tempo – prosegue il sindaco Michelangelo Betti, delegato Anci Toscana per le energie rinnovabili e l’efficientamento energetico – è necessario garantire una tutela effettiva del paesaggio, delle aree agricole e delle colture di pregio, considerando anche l’impatto cumulativo degli impianti presenti o già autorizzati. La transizione energetica non può diventare terreno per operazioni speculative: le rinnovabili devono rispondere a un interesse pubblico e non trasformarsi in una semplice opportunità di profitto a danno dei territori”.
Per le due associazioni, inoltre, “i procedimenti ancora non conclusi devono essere ricondotti, per quanto consentito dal quadro normativo, nell’alveo della nuova disciplina, così da garantire uniformità delle regole ed evitare che la fase di transizione possa tradursi in un modo per aggirarle”.
“Siamo favorevoli a più rinnovabili. Ma la transizione energetica deve accompagnarsi alla qualità delle scelte: più energia pulita, meno consumo di suolo e un governo dei territori che rimanga saldamente nelle mani delle istituzioni pubbliche”.


