CONTESTO E ISPIRAZIONE
Diversamente dalle Alpi, l’Appennino manca da sempre di una narrazione trasversale che lo rimetta al centro della riflessione pubblica. Questa frammentazione è risultata particolarmente evidente nell’ultimo anno, in occasione della revisione dei parametri storici di definizione delle zone montane. L’omogeneità delle Alpi ha avuto vita facile ad imporre pochi, semplici ed efficaci indicatori di altitudine e pendenza per divenire la base di una nuova classificazione che guarda alle vette e non alle complessità dell’abitare luoghi ricchi di storia, ma con un futuro che appare abbastanza fosco.
Campo Tizzoro è una geografia della memoria e del lavoro esemplificativa di un passato di vita e di vissuto. Qui l’ex SMI – Società Metallurgica Italiana non fu soltanto una fabbrica: fu un mondo. Un sistema sociale completo, un presidio della comunità, un modello di responsabilità d’impresa che, per alcuni aspetti, riecheggiava lo spirito delle esperienze Olivetti: un luogo emblematico dove la fabbrica è stata comunità, infrastruttura sociale, centro educativo e nodo identitario. La fabbrica offriva formazione, servizi, welfare, cultura diffusa. Era un laboratorio sociale dove il lavoro diventava parte di un progetto più ampio: costruire futuro insieme.
Oggi, negli spazi rigenerati di MO.TO.RE., questa storia può tornare a parlare, dove gli spazi recuperati diventano il cuore di una nuova idea di formazione territoriale: un luogo stabile di produzione culturale dove l’Appennino non viene raccontato da lontano, ma scritto da chi lo attraversa, capace di accogliere studenti, ricercatori, abitanti, amministratori, imprese, narratori e coinvolgere le comunità che abitano questi luoghi.
A Campo Tizzoro questo modello assume un significato particolare: riportare nel cuore dell’ex SMI una nuova forma di educazione collettiva, capace di includere abitanti, studiosi, amministratori, giovani e visitatori, in maniera partecipativa e radicata nel territorio. Non una celebrazione del passato, ma un ponte narrativo e progettuale verso il futuro delle aree montane in cui l’Appennino diventa aula, archivio e testo.
L’intento è di trasformare progressivamente la Montagna Pistoiese in una officina narrativa permanente, un appuntamento annuale di confronto, apprendimento e immaginazione, che concorra a creare un laboratorio permanente di elaborazione di politiche pubbliche innovative per le aree interne e per la montagna.
In questi spazi e sull’intero territorio della montagna pistoiese, da circa un anno e mezzo si sta svolgendo la “Scuola di montagna: percorsi di alta formazione per l’Appennino Pistoiese”, un’esperienza di formazione diffusa e immersiva promossa da Anci Toscana e dal Gal Montagnappennino sostenuta dal bando STAI della Chiesa Valdese e dalla Fondazione CARIPT. Questo progetto si integra in questo percorso ampliando l’offerta e facendolo diventare un centro di sperimentazione ed elaborazione di politiche innovative per lo sviluppo delle aree interne ed un motore di relazioni, fucina di pensiero e creazione di competenze.
VISIONE GENERALE
L’iniziativa parte da un’intuizione semplice e forte: i margini non sono vuoti geografici, sono luoghi dove il futuro si manifesta prima che altrove.
Negli ultimi anni numerose opere pubblicate da Donzelli hanno mostrato come l’Italia possa essere compresa solo osservandola dalle sue aree interne: montagne, piccoli comuni, territori industriali dismessi, paesi attraversati da spopolamento e nuove forme di abitare. In questi contesti emergono nuove economie, nuovi conflitti sociali, nuove relazioni tra comunità e ambiente.
Da questa consapevolezza nasce la proposta di una Scuola di scrittura pluriennale dedicata al racconto dei margini territoriali, con sede negli spazi MO.TO.RE., nell’ex stabilimento SMI di Campo Tizzoro: un luogo simbolico dove lavoro, comunità e conoscenza hanno storicamente convissuto.
La Scuola di Scrittura dell’Appennino, che si colloca all’interno della Scuola di montagna, vuole dunque divenire uno spazio stabile dove scrittura, ricerca e vita dei territori si incontrano, e in cui trasformare l’esperienza dei luoghi in racconto pubblico. Non una scuola tradizionale, ma una un presidio culturale permanente, un punto di incontro tra editoria, ricerca e comunità e di ascolto intergenerazionale, che la rendano un osservatorio narrativo nazionale sui margini territoriali. La scuola è incentrata sulla “scrittura saggistica”, con particolare riferimento alla descrizione e all’indagine sui luoghi delle aree interne (come si può realizzare una seria “narrative non fiction” su questi temi), e più in generale sul rapporto tra saperi scientifici, scrittura saggistica ed editoria. Il lavoro sviluppato ogni anno nella scuola e dai partecipanti sarà dunque oggetto di una pubblicazione nella collana Donzelli perché rimanga come memoria collettiva e ispirazione non solo per gli anni successivi, ma anche per tutte le comunità che abitano la montagna.
PROMOTORI
- Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
Custode dei patrimoni culturali del territorio, motore di progetti che rafforzano identità e
sviluppo. - ANCI Toscana
Associazione regionale che rappresenta i Comuni toscani nel dialogo istituzionale con
Regione, Stato ed enti pubblici. - Donzelli Editore
Casa editrice di forte vocazione civile, attenta ai territori, alle trasformazioni sociali, alle
geografie culturali del Paese. - Associazione Riabitare l’Italia
Ente del Terzo Settore e Punto di riferimento nazionale per le politiche e le narrazioni delle
aree interne. - Comune di San Marcello Piteglio
Ente territoriale che rappresenta le comunità della montagna pistoiese e delinea strategie
locali di rigenerazione. - GAL MontagnAppennino
Gruppo di Azione Locale impegnato nello sviluppo rurale secondo l’approccio LEADER.
Sostiene imprese, filiere produttive e progetti di rigenerazione territoriale nell’Appennino
toscano inclusa la gestione delle risorse del fondo FEASR per la Strategia dell’area interna
“Garfagnana – Lunigiana – Media Valle del Serchio – Appennino Pistoiese”.
Con il sostegno e nel quadro di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026, che offre una cornice nazionale entro cui collocare l’evento come esperienza di cultura diffusa e di connessione tra città e montagna, per definire una nuova visione di sviluppo integrato. Questa collaborazione rappresenta infatti un’opportunità di valorizzare e amplificare il messaggio che parta dalla Scuola: la montagna è luogo di produzione culturale viva, non periferica, dotata di voce propria.


