Garantire il diritto a restare nei territori montani e nelle aree interne, contrastando spopolamento, perdita di servizi e marginalizzazione. È questo il tema al centro della consultazione promossa dalla Commissione europea nell’ambito dell’iniziativa “Right to Stay”, alla quale Anci Toscana ha partecipato portando il contributo del Manifesto della Montagna Toscana, il documento elaborato dalla Consulta della Montagna dell’associazione. Per fronteggiare l’emergenza sociale, economica e ambientale in corso, Anci Toscana sottolinea la necessità di garantire continuità ai servizi e alle infrastrutture create con la politica per le aree interne e con i fondi di coesione.
La consultazione europea punta a raccogliere esperienze, proposte e visioni per costruire una strategia capace di sostenere le aree rurali, montane e periferiche, riconoscendo il diritto delle persone a poter vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nei territori in cui scelgono di rimanere.
Anci Toscana ha risposto con il Manifesto della Montagna Toscana, che individua nelle infrastrutture materiali e digitali, nell’accesso ai servizi essenziali, nella sanità territoriale, nella scuola, nel lavoro, nei servizi ecosistemici e in una nuova governance dei territori gli assi strategici per costruire un modello di sviluppo equilibrato e sostenibile.
“Bisogna superare una visione assistenzialistica”, sottolinea Luca Marmo, sindaco di San Marcello Piteglio e presidente della Consulta della Montagna di Anci Toscana. “Per troppo tempo le aree montane e interne sono state considerate esclusivamente in termini di fragilità. Oggi dobbiamo invece riconoscerne il valore strategico per l’intera collettività, dalla tutela ambientale alla gestione delle risorse naturali, dalla qualità della vita alla tenuta sociale dei territori”.
“Riteniamo particolarmente importante che l’Europa abbia avviato un percorso di ascolto dei territori”, prosegue Marmo, che è anche uno dei consiglieri locali dell’Unione europea, una rete di rappresentanti che si impegnano a informare i cittadini sulle attività comunitarie. “È però necessario che i servizi siano stabilizzati con il contributo dei fondi di coesione e delle politiche per le aree interne”.


