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Distretti sociosanitari, la riorganizzazione ora è legge - ANCI Toscana

15 Mar

Distretti sociosanitari, la riorganizzazione ora è legge

Via libera del consiglio regionale. In vigore dal 1/1/2018, possibilità di revisione dopo un anno

Importante notizia per la sanità ed i Comuni toscani: la revisione degli ambiti territoriali delle zone distretto è legge. Dopo un lungo iter che ha visto il concreto contributo di Anci Toscana (che aveva presentato un suo documento in merito) il Consiglio regionale ha approvato ieri il provvedimento a conclusione di un ampio dibattito in aula (23 voti a favore e 16 contrari). Il testo presentato dalla Giunta regionale e ridisegnato dai 18 emendamenti della commissione è stato oggetto di poche ulteriori modifiche. Sono stati approvati alcuni emendamenti, tra i quali quello che introduce una clausola valutativa, per dare al Consiglio regionale la possibilità di verificare dopo un anno i risultati della riorganizzazione. Il Consiglio regionale potrà quindi valutare i risultati ottenuti dalla revisione delle zone distretto, in particolare per considerare sia la possibilità di rivedere la perimetrazione delle zone distretto, anche valutando l'opportunità dell'eventuale revisione degli ambiti territoriali aziendali e dell'istituzione di zone distretto composte da Comuni attualmente afferenti ad aziende unità sanitarie locali diverse; sia l'implementazione delle misure finalizzate a garantire analoghi livelli di servizi socio-sanitari a tutti i residenti nelle zone di confine, mediante una maggiore integrazione delle prestazioni erogate dalle diverse aziende unità sanitarie locali.

In concreto, la legge rpevede che le zone-distretto siano ridotte da 34 a 26. Tra le modifiche introdotte al testo finale rispetto alla prima proposta della giunta: si restituisce a chi faceva parte delle vecchie zone la possibilità di partecipare alla programmazione con il diritto di voto; viene accentuata la scelta verso la Società della salute quale perno della riorganizzazione; il modello viene incentivato con un meccanismo che può arrivare, per le nuove zone distretto, a 450mila euro l'anno per cinque anni, al fine di favorire accorpamenti e nuovi servizi. Nella proposta della Giunta le nuove zone distretto non potevano comprendere più di 25 Comuni, né popolazione inferiore a 50mila abitanti: gli emendamenti eliminano questi limiti per la definizione di ogni zona, che deve rispondere prioritariamente alla necessità di assicurare il maggior livello di servizi possibile ai cittadini. Non possono esserci zone distretto i cui Comuni afferiscano a due Asl differenti. E ancora: rappresentanza per le realtà periferiche, quadro normativo certo per le risorse e per il personale delle Società della salute, ruolo attivo delle Asp e nuove opportunità per il volontariato e per le consulte delle associazioni nel partecipare alla programmazione dei servizi nel territorio. Gli emendamenti spostano in avanti anche la decorrenza della riorganizzazione: si parte il primo gennaio 2018. La revisione si basa sulle stime, secondo le quali il 90 per cento dei bisogni socio-sanitari dei cittadini si riferisce alla zona distretto di appartenenza

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