Nei centri Sprar il 70% dei migranti apprende un lavoro e impara l'italiano - ANCI Toscana

16 Nov

Nei centri Sprar il 70% dei migranti apprende un lavoro e impara l'italiano

Presentato l'Atlante: 1825 i Comuni coinvolti, 877 progetti. Biffoni: il governo ne tenga conto 

Presentato ieri a Roma il nuovo Atlante dello Sprar: una fotografia della situazione dell'accoglienza migranti in Italia quanto mai importante e attuale, che coinvolge direttamente i Comuni. Oggi la Rete Sprar è costituita da  877 progetti territoriali di accoglienza, con 1.825 comuni interessati. I posti di accoglienza sono 35.881, di cui 3.500 per minori stranieri non accompagnati e 734 per persone con disagio mentale o disabilità. Nel corso del 2017 nei 31.340 posti disponibili sono stati accolti 36.995 beneficiari, 2.117 i nuclei familiari composti da 6.346 persone in totale.  4.584 i minori, di cui 3.127 senza famiglia (MSNA). 7.800 le persone con esigenze particolari perché vittime di tortura e di violenze, vittime di tratta di esseri umani, donne sole in stato di gravidanza, con problemi di carattere sanitario.
Il 70% delle  persone uscite dallo Sprar nel 2017 (oltre 9.000) ha terminato il percorso di accoglienza avendo acquisito gli strumenti  per una propria autonomia. 25.480 adulti hanno frequentato almeno un corso di lingua, 15.976 un  corso di formazione professionale e svolto un tirocinio formativo.  4.265 i beneficiari che hanno trovato un’occupazione lavorativa. “I dati presentati oggi confermano ancora una volta che la rete dei Comuni è, in termini di servizi, capacità di integrare, sostenibilità per le comunità residenti, di gran lunga la migliore esperienza che l’Italia abbia prodotto, oltre che una delle migliori d’Europa” ha dichiarato Matteo Biffoni, delegato dell’Anci per l’immigrazione, presidente Anci Toscana e sindaco di Prato. “Per questo è del tutto comprensibile e condivisibile la preoccupazione che tanti Comuni hanno espresso in queste settimane a proposito del decreto Salvini. Gli emendamenti definiti in Commissione immigrazione di Anci, pur non intaccando l’impianto complessivo, potrebbero mitigare molto l’impatto critico della riforma, perché permetterebbero ai Comuni di continuare ad occuparsi dei casi più vulnerabili nell’ambito dello SPRAR e non a esclusivo carico dei servizi locali. Ci sono ancora i margini per un miglioramento del testo in Parlamento e siamo fiduciosi in possibili aperture”.
“Stiamo registrando negli ultimi giorni, a partire dall’incontro con il sottosegretario Molteni al Tavolo di coordinamento nazionale, un’apertura, una disponibilità al dialogo da parte del Governo con i Comuni” ha riferito il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro. “Come abbiamo detto più volte - continua Decaro - se noi sindaci ci siamo impegnati per l’accoglienza diffusa dei migranti, pur non avendo una responsabilità diretta, per legge, è stato sempre per evitare che la concentrazione di un gran numero di stranieri in paesi anche piccoli creasse tensioni sociali, per collaborare, quindi, a un’integrazione possibile nell’interesse di ospiti e residenti, della pace sociale e di chi deve assicurarla. Ora vogliamo essere fiduciosi che i contatti avviati a livello tecnico con il ministero si concretizzino in una riorganizzazione sì dell’accoglienza, ma senza rinunciare a quel principio che si è realizzato negli Sprar. Deve essere chiaro a tutti che i migranti lasciati senza protezione, non spariranno dal nostro territorio. Ma rischieranno di diventare irregolari, occupanti abusivi nella migliore delle ipotesi, o braccia a disposizione della criminalità, nella peggiore”.
Il rapporto tra immigrazione e territori e le tante esperienze positive di accoglienza e integrazione della rete dello Sprar sono stati i temi centrali della tavola rotonda che è saguita alla presentazione. A prendere parte ai lavori: il presidente di Cittalia Leonardo Domenici, il presidente del Consiglio comunale di Torino Fabio Versaci, il sindaco di Castelpoto Vito Fusco, il sindaco di Montesilvano Francesco Maragno, l’assessora all’immigrazione e integrazione sociale dei migranti di Napoli Laura Marmorale e l’assessora alla persona, scuola, comunità solidale di Roma Capitale Laura Baldassarre.
Concordi nell’importanza di sostenere il sistema di accoglienza dello Sprar, i relatori hanno evidenziato le preoccupazioni dei sindaci sugli effetti e le ricadute sociali del decreto immigrazione e sicurezza in termini di coesione, inclusione e sicurezza sui territori. Gli sforzi dei Comuni in questi anni si sono indirizzati verso percorsi di integrazione e inclusione sociale in grado di dare strumenti concreti, alle persone in accoglienza, per recuperare una piena autonomia. E soprattutto lo sforzo dei Comuni è stato anche quello di mettere in rete le tante esperienze positive realizzate con lo Sprar.
“Gli Sprar – ha spiegato il sindaco di Castelpoto Vito Fusco - rappresentano una grande occasione anche e soprattutto per le aree interne, per i piccoli comuni che vivono il dramma dello spopolamento a fronte di città sempre più abitate”.
Buone storie e buone prassi che mettono in relazione cittadini e persone in accoglienza rafforzando i servizi locali. Come nel caso di Montesilvano che ha avviato, grazie al diretto impegno e coinvolgimento delle persone accolte, “un progetto per ridare vita ad una spiaggia libera per le persone con disabilità, un tratto di litorale pubblico completamente senza barriere”, come ha raccontato il sindaco Maragno. 
Uno stretto legame con il territorio che si traduce anche in rafforzamento del welfare locale come evidenziato anche dall’assessora Baldassare di Roma Capitale che ha illustrato l’esperienza della città. “Roma ha creato una cabina di regia tra gli enti gestori degli Sprar per condividere le esperienze positive messe in campo e presto si terrà anche il 'Forum cittadino per l’accoglienza e l’inclusione'”. In chiusura dei lavori, il segretario generale dell’Anci, Veronica Nicotra ha ribadito l’impegno dell’Associazione a sostegno del modello Sprar annunciando un importante risultato sul tema delle spese per i minori non accompagnati che ora saranno a carico dello Stato e non più dei sindaci. 

 

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