Beni confiscati alle mafie, le esperienze dei Comuni toscani - ANCI Toscana

14 Gen

Beni confiscati alle mafie, le esperienze dei Comuni toscani

Incontro in Regione per fare il punto sulle assegnazioni e definire un nuovo accordo

In Regione Toscana incontro ieri per fare il punto sui beni confiscati alla mafia, presenti all’assessore Bugli, il prefetto Frattasi (direttore dell’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), la prefetta di Firenze Laura Lega, coordinatrice di tutte le prefetture toscane, Raffaele d’Isa per il tribunale di Firenze e la presidente della Corte di appello di Firenze Margherita Cassano, i sindacati e le associazioni che si occupano di antimafia, oltre ad anche Anci Toscana e diversi sindaci ed amministratori dei territori interessati.

Gestire beni sequestrati alla criminalità organizzata non sempre è semplice. E con il passare del tempo le situazioni a volte si complicano. “Molte proprietà arrivano all’agenzia nazionale che da un anno dirigo – sottolinea il prefetto Bruno Frattasi, direttore dell'agenzia Anbsc - oramai in stato avanzato di ammaloramento, a volte vandalizzate dagli stessi a cui sono state sottratte affinché non possano essere riutilizzate. Altre volte presentano forme di abusivismo, da sanare per poterle continuare ad utilizzare”. Situazioni difficili. Da gestire insieme, come ha proposto anche l’assessore Bugli. Procedure altre volte da velocizzare.

Anche i sindaci e gli amministratori che hanno partecipato alla riunione convocata oggi dalla Regione raccontano storie simili. “A Forte dei Marmi – dice l’assessore ai lavori pubblici del Comune - abbiamo un fabbricato per metà all’interno di una fascia di rispetto e in stato di degrado. L’unica destinazione che ci sembra possibile è quella di usarlo come archivio: possiamo farlo?”.

Da Montopoli Valdarno arriva una storia positiva: “Nell’appartamento confiscato – spiega la vicesindaca - c’è ora un centro antiviolenza”. “Ma è importante – sottolinea – seguire anche il post assegnazione per controllare che venga rispettato l’uso del bene per la finalità per la quale è stato assegnato”.

Ci sono anche confische revocate. E’ il caso di Viareggio, dove la confisca di un bene è stata confermata e di un altro invece no. “Abbiamo percorso tutte le tappe – raccontano -: promosso un processo partecipativo e usato i fondi del bando Regione per terminare la ristrutturazione. Poi con il secondo grado di giudizio è arrivata la sorpresa. Siamo un caso scuola”.

La sindaca di Marciano della Chiana, in provincia di Arezzo, si lamenta delle procedure lunghe a completarsi, anche dopo la destinazione. "Su diciannove appartamenti e ventitré box assegnati da maggio, ho solo le chiavi di tre – dice - e sugli altri beni non riesco ad avere informazioni”.

La vicesindaca di San Vincenzo pone al direttore dell’agenzia alcune domande. “Abbiamo – racconta - tre appartamenti e un box auto: uno occupato da chi ha denunciato e si è costituito parte civile nel processo penale. Dobbiamo chiedere l’assegnazione togliendolo al soggetto che si è esposto positivamente in prima persona?”

Interrogativi arrivano anche da Castagneto Carducci, dove quattordici sono i beni confiscati definitivamente. “Ci sono aziende che operano sempre pur essendo nell’ambito di beni confiscati – dice la sindaca - Come ci comportiamo?”. “Da noi ci sono beni sequestrati non ancora confiscati – chiede invece un'assessora di Vecchiano - In questa fase qual è il nostro interlocutore?”.

Altre difficoltà riguardano a volte l’individuazione stessa dei beni. E’ il caso, sul Monte Argentario, di due terreni, uno particolarmente scosceso. C’è anche l’incognita, pone l’attenzione il portavoce di Libera in Toscana Andrea Bigalli, sui lasciti bancari e del perché il fondo nazionale non possa finanziare anche immobili situati nel centro-nord Italia.

Qui la nota della Regione sulla riunione.

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