Stampa questa pagina
Tempo pieno a scuola: "Necessari contributi per il servizio mensa"
30 Mag

Tempo pieno a scuola: "Necessari contributi per il servizio mensa"

Giudizio negativo di Anci sul provvedimento se non arriveranno 60 milioni di euro 

Senza un contributo da parte dello Stato alle spese sostenute dai Comuni per il servizio mensa, il parere di Anci sulle disposizioni per incrementare il tempo pieno nella scuola primaria sarà negativo. E’ la posizione espressa dal vicepresidente vicario Anci Roberto Pella, che ha rappresentato l’Associazione nella Conferenza Unificata a Roma. “In Conferenza Stato-Città – ha detto Pella – è stato già trovato un accordo (luglio 2016 n.d.r.) per individuare le risorse mancanti. Il rimborso riconosciuto ai Comuni è pari al 50% del fabbisogno. Mancano circa 60 milioni di euro che servono per garantire anche i duemila pasti per il servizio mensa del personale statale, docente e Ata. La situazione si aggrava ulteriormente, per questo abbiamo ribadito – ha aggiunto Pella – la nostra disponibilità a confrontarci con i ministeri competenti per individuare il numero complessivo dei pasti e le risorse necessarie, così da poter inserire questi fondi già nella prossima legge di bilancio”.
L’Anci ha inoltre ricordato che l’importo attualmente stanziato, pari a 62 milioni di euro, risale al 1999, con un piccolo incremento avuto nel 2008. A supportare la richiesta di Anci anche una sentenza del Tar Lombardia, che nel 2009 aveva riconosciuto la competenza del Miur per il pagamento dei pasti per il personale statale, aggiungendo che il costo di ogni attività formativa, compresa l’assistenza alla refezione, dovesse essere sempre a carico dello Stato.
Nel corso della riunione Anci ha poi ribadito il proprio “parere sospeso” sia sul decreto Crescita che sullo Sbloccacantieri. Per bocca di Pella, l’Associazione ha quindi rimarcato di “tenere la barra dritta” su entrambi i decreti e ha consegnato una serie di proposte di emendamento a cui viene vincola l’esito del parere. Sul Dl Crescita le richieste riguardano il rinvio al 2020 della contabilità economico patrimoniale per i piccoli Comuni, una soluzione per gli enti in pre-dissesto colpiti dalla sentenza 18/2019 della Consulta, l’anticipazione di liquidità da parte di Cassa Depositi e Prestiti e un intervento per mitigare gli effetti contabili delle cartelle esattoriali fino a mille euro. Gli emendamenti allo Sbloccacantieri riguardano principalmente le modifiche e le semplificazioni da apportare al Codice appalti, a cui si aggiungono proposte per evitare le criticità sulla ricostruzione, dovute alla carenza di risorse, per i terremoti 2016 e 2017 avvenuti nel Centro Italia e nell’area etnea.